Questa settimana prendo in prestito una favola di Bruno Ferrero, tratta dal libro”C’è ancora qualcuno che danza” per condividere quello che ho nel cuore.
Poco prima di Natale, la maestra fece due domande: “ Chi considerate povero fra di voi? E chi dovrebbe ricevere un regalo a Natale?”
I bambini che si consideravano poveri alzarono la mano.
La città era piccola e tutti si conoscevano. Non solo per nome, ma si sapeva anche dove una viveva e che cosa faceva, chi erano i suoi parenti e quanto soldi aveva. Dopo la scuola la maestra chiamò nel suo ufficio Dini, un bambino di otto anni. I suoi genitori erano arrivati dall’Africa da poco tempo e tutti sapevano che erano poverissimi.
Lo fece sedere e gli chiese come mai non aveva alzato la mano.
Dini rispose: “Perché non sono povero”
“E chi è povero secondo te?”
“I bambini che non hanno i genitori”……
Mentre prima leggevo questa favola ed ora la riscrivevo mi chiedevo quanti di noi, io compresa, consideriamo ricchezza non il conto in banca, pur nella consapevolezza che quello serve, ma negli affetti sicuri.
Forse per noi grandi che ormai sappiamo come funziona la vita, che sappiamo programmare, progettare e mettere in atto, sappiamo anche che la vita non è fatta di solo affetto, ma purtroppo siamo troppo cresciuti e ci siamo dimenticati che cos’è l’essenziale. Un giorno il mio nipotino che aveva tre anni faceva delle sane considerazioni sul fatto che da grande sarebbe stato bene, che avrebbe avuto la Sua macchina, la Sua casa, i Suoi giochi… poi all’improvviso si fece serio e mi chiese: “Ma quando io sarò grande e sarò papà e mia sorella sarà mamma, mio papà e mia mamma cosa saranno?”, “nonni” risposi io naturalmente!
A quel punto tutta la sua allegria di prima nel pensare a tutte le cose che avrebbe avuto scomparve , si fece maggiormente serio e mi disse: “Ma io come farò senza il mio papà e la mia mamma?”
Quanta saggezza in quella domanda così ragionevolmente assurda, ma così affettivamente ed effettivamente BELLA!
Eh sì cari amici, proviamo a pensare anche solo per un quarto d’ora al giorno alla bellezza degli affetti sicuri che abbiamo, proviamo ad abbandonare il nostro computer e le nostre calcolatrici, fermiamo gli occhi del cuore su chi amiamo e su chi ci ama, magari qualcuno ci rimprovererà che stiamo perdendo tempo, ma forse ricuperiamo il tempo perduto degli affetti dimenticati….
E non preoccupiamoci se ci salgono dal cuore domande infantili e magari qualche lacrima fa capolino ai nostri occhi, è un buon segno vuol dire che il bambino che eravamo non è del tutto scomparso e ancora sa dire la sua nella nostra vita!
E…. diceva Qualcuno che ha voluto essere il Bambino per eccellenza “Se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli”, se non altro perché si parla di Regno a noi Grandi la cosa attira!!!
Suor Laura da Peccioli |